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日志


7月6日

QUESTO E L'UOMO................:@

La ferocia dell'uomo: la strage dei cetacei in Danimarca nelle isole Feroe 
 
 
 
 
ECCO NEL MUOVO MILLENNIO
L'UOMO COSA PORTA AVANTI...
DAL PASSATO.............
 
ECCO PERCHE NN POSTO PIU
NULLA...SUL MONDOMARCIO.....
 
 
A CHE SERVE:-(((
 
a me????
SOLO A FARMI INCAZZARE.....
 
 
 
POSTATELO ANCHE VOI....
9月10日

L'ANTARTIDE E LO SCIOGLIMENTO DEI GHIACCIAI...

  • RIECCOMI QUI CARI AMICI DEL WEB DA TANTO NON POSTAVO QUALCOSA DI INTERESSE MONDIALE..
  • IN ANTARTIDE I GHIACCI SI SCIOLGONO RAPIDAMENTE ED A PARTE  GLI AMICI ORSI BIANCHI KE NON VIVONO UNA BELLA SITUAZIONE
  • LE MULTINAZIONALI DEL PETROLIO SUBITO SI SONO AFFRETTTATE A TROVARE POSTI PER RISUKKIARE PETROLIO.........................NEI LUOGHI  DOVE I GHIACCI SI STANNO SCIOGLIENDO .........................................GRAVE PERCHE L'ANTARETIDE CON I SUOI GHIACCI DA EQUILIBRIO ALL'ECOSISTEMA TERRESTRE...........

La calotta polare sta scomparendo. Orsi polari a rischio estinzione.

 

..........................

 

 

 

— I ghiacci dell'Artico stanno scomparendo. È l'ennesimo grido d'allarme sugli effetti del riscaldamento globale. Dopo i record negativi registrati nel 2005 e nel 2007, il 2008 conferma un agghiacciante trend nella riduzione della calotta polare. In grave pericolo gli orsi polari.

La calotta polare – costituita dai ghiacci che poggiano sul livello del mare - ha sempre avuto un andamento ciclico, raggiungendo l'estensione minima a fine estate, per poi riformarsi in autunno e inverno. Il picco dell'estensione minima è passato dai 5 milioni di chilometri quadrati di settembre 2005, ai 4,3 milioni del 2007. Ora siamo nuovamente attorno 5 milioni di chilometri quadrati, ma con ancora tre settimane di estate artica da affrontare.

La rapidità con cui si stanno registrando i cambiamenti nell'Artico ha portato gli scienziati della NASA ad affermare che la perdita totale della calotta polare potrebbe avvenire tra appena 5-10 anni, ben prima del 2030, termine indicato l'anno scorso. Il fenomeno è in drammatica accelerazione.

Se la calotta polare dovesse scomparire non ci saranno effetti sull'innalzamento del livello dei mari, ma sarebbe forse la fine per gli orsi polari, la cui sopravvivenza è già oggi messa alla prova. Qualora, invece, dovessero fondersi i ghiacci su terraferma della Groenlandia, il livello degli oceani aumenterebbe invece di circa 7 metri, con costi gravissimi per l'economia mondiale e ingenti perdite di vite umane.

Di fronte a una simile tragedia, nulla sembra fermare gli appetiti delle maggiori economie del mondo, come Usa, Canada, e Russia, pronte a darsi battaglia per saccheggiare le riserve petrolifere dell'Artico, ora accessibili a causa del ritiro dei ghiacci. Una logica perversa che spingerà il Pianeta dritto verso il collasso climatico.

Secondo Greenpeace è ancora possibile evitare di superare il "punto di non ritorno", ma occorre ridurre il più velocemente possibile la nostra dipendenza dai combustibili fossili, puntando su fonti rinnovabili e misure di efficienza energetica.

Una rivoluzione energetica pulita è alla nostra portata, ma occorre che la determinazione politica sia più forte degli interessi particolari dell'industria legata a petrolio e carbone. Il carbone è il primo combustibile nemico del clima, in quanto responsabile di circa un terzo delle emissioni mondiali di gas serra.

 

7月24日

AIUTIAMO MATTIA......

Citazione

AIUTIAMO MATTIA
AIUTIAMO MATTIA
Tenuto da: EMMEBI
Data e ora: giovedì 31 luglio 2008 alle 12.00
Visualizza l'evento su Windows Live Spaces

 

 

Grazie ad EMMEBI ho conosciuto Mattia. Lo presento anche a voi. Cliccate qui

Queste sono le situazioni in cui i blog, internet, e la diffusione via etere hanno veramente motivo di esistere per avvicinarci tutti...

Un abbraccio

Katia

                      Inseriamo nei ns blog questi appelli

           possiamo contribuinre anche noi.

MM76

 

 

 

 

                    

7月21日

NON ABBANDONATE GLI ANIMALI..OK!

***NO ALL'ABBANDONO***
DEI NOSTRI MIGLIORI
AMICI.
 
 
 
 
 

Le ferie e gli animali abbandonati

Le stime della LAV parlano di circa 140.000 animali abbandonati ogni anno. Anche se la cifra non riguarda solo il periodo estivo, con l'arrivo delle ferie assisteremo al sistematico abbandono di gatti, cani, e altri animali domestici sulle strade, nei boschi.

Ricordiamo che abbandonare un animale è un reato, che prevede l’arresto fino a un anno o l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro (art. 727 Cp).

Ricordiamo inoltre che esistono soluzioni alternative all'abbandono, esistono canili e gattili, pensioni per gli animali, e che l'abbandono per molti animali significa sofferenza e morte. E che non sempre partire per le ferie significa non poter portare con noi il nostro animaletto. Sia per i cani che per i gatti esistono campeggi, alberghi e altre strutture che permettono la presenza di animali, e che a volte mettono a disposizione anche attrezzature e spazi per alloggiare i nostri animali.

Usate i motori di ricerca: digitate il nome della località dove dovete passare le vacanze, e aggiungete alla parola "pensioni per cani" (o per gatti), oppure scegliete appunto la struttura in base alla disponibilità o meno di strutture di accoglienza. E soprattutto, usate la coscienza.

Segnaliamo alcuni links interessanti:

Amici di Paco
Associazione nazionale per la difesa dei cani.

http://www.chupacabramania.com/articoli/animali/abbandono_animali_domestici.htm
Interessante e completo articolo, con le campagne, sentenze della cassazione, testi di legge sull'abbandono degli animali.

Enpa
Sito web dell'Enpa, Ente Nazionale Protezione Animali

Infine, invitiamo a segnalare alle autorità gli abbandoni, e a fare il possibile in presenza di animali lasciati a se stessi. Per il resto, buone ferie!

 
 

DICIAMO NO!

razzismoGrazie Duccio, grazie perché non molli, perché provi indignazione, perché ti scandalizzi, grazie perché ci vieni a chiamare e a sollecitare e ci dai il senso della “comunità” della “polis” anche qui in rete…

Grazie perché sei tra quelli che ancora credono che si può fare qualcosa, che si deve, che non esiste quel “sarebbe bello ma…” e he dice “per lo meno proviamo”.

E accetto il tuo invito, mi unisco al tuo grido, al dolore che si prova a vivere in mezzo a chi non conosce più limiti.

“Mai più…” si dice ogni volta che si celebra il giorno dell’olocausto… e in questi giorni abbiamo dovuto leggere legge sui giornali qualcuno che dice: «Usare con gli immigrati lo stesso metodo delle SS: punirne dieci per ogni torto fatto a un nostro cittadino». Sono queste le terribile parole che ha usato il consigliere leghista Giorgio Bettio, intervenuto durante il consiglio comunale di lunedì per dare il suo appoggio all’ordinanza anti-sbandati sottoscritta dal sindaco Gobbo e chiedere metodi più duri contro gli stranieri che abitano in città”.Eravamo già abituati ai rifiuti che viaggiano da una città all’altra e nessuno li vuole ma, a quello degli sbandati ancora no. Quello che capita con l’immondizia che si butta nei cassonetti del paese vicino, adesso capiterà anche con gli immigrati, se passerà la linea dura della Lega Nord. Che consiste più o meno in questo, Comencini insegna: non hai un lavoro? E io sindaco non ti do la residenza. Vatti a cercare la casa in un altro comune. Come se i cittadini fossero più tutelati se i delinquenti vivono a dieci chilometri di distanza.

La verità è che, da Tor di Quinto a Cittadella, stiamo assistendo a una gara fra sceriffi a chi spara per primo. La posta in gioco è la solita, quella preferita dai partiti: appuntarsi una medaglia sul petto, acchiappare i nostri voti.

Quello che a me fa paura, non è il fatto che in molti sollevino il problema di come governare l’immigrazione, di come affrontarla. Non mi nascondo i problemi. Mi fa paura il linguaggio, la retorica della prevaricazione… Mi fa paura che ci sono esseri considerati umani e esseri che non lo sono, che si abbia pietà per i nostri bambini e indifferenza per quelli degli altri, che non ci si ponga la domanda sul perché tanta gente rischia la morte per scappare da paesi dove non c’è che fame, guerra e persecuzioni.

Ho paura e ribrezzo di vivere in un paese dove ogni questione è ridotta dai giornali ad un sondaggio, che non si chieda di pensare, ma di dire solo un sì o un no. Un sì ed un no che decideranno della vita di altri, non della nostra. Un sì od un no che bandisce ogni ragionamento, ogni riflessione.

Mi fa paura un paese dove si inventi la parola “buonismo” per squalificare chiunque cerchi di mettersi anche nei passi dell’altro o voglia fare dei distinguo e non esista la contrario la parola “cattivismo” per chi usa parole come pietre da scagliare contro persone anonime, senza volto, basta che siano “gli altri”…

Mi fa paura la parola sicurezza sia sbandierata solo per vincere le elezioni non per formulare programmi, trovare strategie, avviare politiche anche a lungo termine, ma efficace.  

Ci la promettono quindi sicurezza, fanno a gara per farlo come i genitori separati cercano di conquistarsi il figlio facendo regali e smettendo di educarlo…

Piacciono questi politici che agiscono, che ostentano forza, che non hanno peli sulla lingua, che dicono agli italiani la “verità”, la loro verità…

Piacciono perché decidono, perché non guardano in faccia nessuno, perché le regole se le fanno da soli per difendere i loro inermi concittadini. Piacciono perché ogni giorno prendono una decisione, perché combattono per noi, perché sono pronti a scendere a pulire le strade.

Si sentono i nostri paladini, vogliono che li vediamo come tali…

Mi fanno paura questi manifesti:maxloda

tn_MANIFESTO_LEGA_NORD_FUORI_DALLE_BALLEE così a Caravaggio, paese di 15mila abitanti in provincia di Bergamo il sindaco Giuseppe Prevedini ha deciso che extracomunitari non in regola non possono sposarsi con italiani.

Altri 43 sindaci bergamaschi seguiranno l'esempio del loro collega di Caravaggio: chi non mostra il permesso di soggiorno non si sposa.

Tre candide pecorelle che danno un calcio a quella nera. E uno slogan: «Diamo la residenza agli stranieri onesti che lavorano - Sicuri a casa nostra». È questo il poster con cui la Lega illustra e appoggia la campagna dei sindaci del Nord per limitare l’afflusso di cittadini comunitari pericolosi.

Il primo cittadino di Montegrotto Terme, nel padovano, Luca Claudio  lancia il messaggio "Cittadini, emigrate! Vivrete meglio da immigrati in un'altra nazione che da cittadini nel vostro paese", diffuso sui pannelli informativi nella citta'.

E c’è anche una donna (quota rosa) Rossella Olivo, 43 anni, dal 2004 sindaco forzista di Romano d'Ezzelino, Vicenza: i pacchi alimentari, consueto dono natalizio della Croce Rossa per i più poveri, da quando lei è primo cittadino, finiscono solo agli italiani

I matrimoni misti con extracomunitari? «Se ho il dubbio che servano solo ad ottenere la cittadinanza, non li officio e, in qualità di ufficiale giudiziario, chiamo le forze dell'ordine».

E ora io il suo ultimo provvedimento, il bonus istruzione (da 250 a 1.000 euro) agli studenti (dalle medie all'università) meritevoli: «Solo per gli alunni italiani o comunitari, niente agli extracomunitari. Qual è il problema? Gli extracomunitari non sono esclusi da questo bonus, semplicemente non ne beneficiano». Il problema è che la maggior parte degli stranieri regolari residenti a Romano, «900 persone » sono «albanesi e nordafricani ». Dunque, extracomunitari. Gli altri, i veneti più o meno doc, la adorano. È stata eletta con il 50 per cento dei voti e sul suo computer arrivano in continuazione le email («Continua così!!!») di incoraggiamento da tutta la regione.

Bossi, lo dicono i suoi seguaci vedeva lontano. In un’intervista del 2003 (erano lor al governo e se la prendeva con Pisanu) diceva: “O venerdì il ministro dell’Interno arriva in Consiglio dei ministri con i regolamenti di attuazione della legge sull’immigrazione più che convincenti oppure(…)«Al secondo o al terzo ammonimento, pum..., parte il cannone. Senza tanti giri di parole. Il cannone che abbatte chiunque. Altrimenti non la finiamo più».

E il popolo chiede il rombo dei cannoni?
«Anche di più».

Ma mi fa più paura il nostro silenzio… il lasciar correre… il non prendere posizione… Qui la sicurezza non centra nulla come per le donne, la sicurezza si gioca su tanti tavoli… Qui è in ballo la nostra sensibilità e lo dicevo in altri post e lo ribadisco qui, qui è in ballo chi volgiamo diventare noi come individui, come italiani.

Non lasciamo che le nostre legittime paure siano usate da gente che ci dovrebbe far paura per la sua violenza a volte non solo verbale.

Caro Duccio, so che siamo pochi a cercare di porre argine a questa terribile deriva dei costumi e del senso civico, ma ci siamo e vogliamo esserci e continueremo a far sentire la nostra voce. Io so che ci siamo e come dice  Amos Oz: "generando speranza tutti i moderati usciranno allo scoperto e diventeranno una presenza significativa"...Ed allora facciamoci vedere conro tutti questi fanatici che assordano le ostre orecchie e chiudono i nostri occhi alla luce..

CHI VUOLE DEDICARE UN PENSIERO A QUESTO PROBLEMA SI UNISCA ALLA CATENA, CHE NON E' NEGARE IL PROBLEMA DELL' IMMIGRAZIONE, MA IMPEDIRE CHE SI TRASFORMI IN RAZZISMO E VIOLENZA... GRAZIE

7月14日

OGM FALSA SOLUZIONE.......

OGM. Falsa soluzione!

20 Giugno 2008
A Jocotitlan, in Messico, attivisti di Greenpeace hanno tracciato un 
enorme NO per protestare contro la Monsanto, il colosso del biotech.

A Jocotitlan, in Messico, attivisti di Greenpeace hanno tracciato un enorme NO per protestare contro la Monsanto, il colosso del biotech.Ingrandisci

Roma, Italia — Da tempo l'industria biotecnologica prova a sfruttare la crisi alimentare e la fame nel mondo per imporre come soluzione gli OGM. È la più grande bugia del mondo biotech. Gli organismi geneticamente modificati, infatti, vengono utilizzati soprattutto per produrre mangimi animali che vengono esportati nei paesi ricchi. Inoltre gli Ogm non producono più delle colture convenzionali e non danno garanzie di salubritá a lungo termine.

L'ingegneria genetica non aiuterà a contenere l'aumento dei prezzi alimentari o a risolvere il problema della povertà, un dato di fatto che è riconosciuto da oltre quattrocento tra i più importanti agronomi dell'International Assessment of Agricultural Science and Technology for Development (IAASTD). Il bio-tech non è la soluzione ma parte del problema. Gli OGM sono una scelta rischiosa e costosa per gli agricoltori e minacciano la biodiversità del pianeta con il rischio delle contaminazioni. In maniera tanto imprevedibile quanto incontrollabile.

Per far fronte alla crisi alimentare c'è bisogno di:
- ricorrere a moderni metodi di coltivazione ecologica che conducano a una produzione maggiore e a un sistema più equo di distribuzione;
- porre un freno al sovraconsumo di carne e allo spreco di cibo nei paesi sviluppati;
- ripensare alle politiche dei biocarburanti, da utilizzare soltanto se rispondono a rigidi criteri di sostenibilità e se non entrano in conflitto con la produzione di alimenti.

Cibo migliore e in maggiore quantitá puó essere prodotto senza mettere in pericolo la sussistenza nelle aree rurali o le risorse naturali. Si devono scegliere produzioni locali, socialmente ed ecologicamente sostenibili. Il business as usual non è un'opzione. Non si puó continuare a fare affari sulla pelle dei piú poveri.

Il rapporto scritto da quattrocento scienziati dell'IAASTD e appoggiato da oltre 60 paesi, conclude che é necessario e urgente abbandonare l'attuale agricoltura di tipo industriale - distruttiva e dipendente dalla chimica - e adottare moderni metodi agricoli che non siano in contrasto con l'ambiente, che premino la biodiversitá a beneficio delle comunitá locali. Il rapporto conclude chiaramente che tecnologie come l'ingegneria genetica non sono la soluzione per l'aumento dei prezzi degli alimenti, la povertá, la perdita di biodiversitá e il cambiamento climatico.

L'agricoltura moderna è quella ecologica e su piccola scala.

Documenti collegati

Crisi alimentare. Le bugie dell'industria Ogm

20 Giugno 2008

Questo rapporto presenta le vere soluzioni alla crisi alimentare e alla fame nel mondo. Non certo gli Ogm rivendicati dall'industria bio-tech né un uso più massiccio della chimica. Download PDF (78 Kb)

7月1日

TRAGEDIA IN MYANMAR

24 Maggio 2008
Un giovane monaco si riposa da una giornata passata a spalare i detriti lasciati dal cliclone

myanmar.1.650.jpg

In Myanmar in attesa degli aiuti un giovane monaco si riposa nei pressi della città di Yangon (Foto Nyt)

 

 

MYANMAR: SPUNTANO I FORNI CREMATORI

 

E L'ONU    DORME!!!

 

COME SI PUO ESSERE COSI OTTUSI!

L'OTTISAGINE UMANA E PEGGIO

DELLA FORZA DELLA NATURA.

 

 

Dove sono finiti i monaci? Quanti sono i morti? La risposte a queste domande stanno forse nelle agghiaccianti testimonianze che filtrano in queste ore dal Myanmar. A supportare l'ipotesi di religiosi schiacciati e poi cremati in massa sono una fotografia, inviata a "Repubblica" da un giornalista birmano, e alcune testimonianze raccolte sul posto dal londinese "Times".

"Le notizie e le immagini dei media hanno mostrato al mondo il vero volto dei militari killer birmani. Ma ora che le manifestazioni sono state represse, le notizie censurate e le macchine fotografiche vietate, non crediate che le uccisioni e le torture siano finite...": comincia così la lettera ricevuta dal quotidiano "Repubblica", accompagnata da una fotografia di un monaco buddista che sta per essere schiacciato da un automezzo presumibilmente governativo. L'attendibilità assoluta non è garantita: i dissidenti potrebbero aver scelto di utilizzare la pratica del fotomontaggio per tenere alta l'attenzione mondiale. Il quotidiano, che ovviamente non rivela il nome della fonte, scommette però sulla sua attendibilità. E le altre foto che nei giorni scorsi hanno fatto il giro del mondo – l'uccisione del fotografo giapponese e il cadavere di un religioso gettato in una pozza – lasciano pochi dubbi sulle pratiche di repressione attuate dal regime di Than Shwe.

Secondo l'anonimo giornalista birmano, i monaci (così come i dissidenti civili) verrebbero gettati a terra ancora moribondi, per poi essere schiacciati sotto "autotreni a dieci ruote". A dirci poi che ne è dei corpi, ci pensa il "Times" di ieri: "l'esercito birmano ha bruciato un indeterminato numero di cadaveri in un crematorio aperto da guardie armate nel corso degli ultimi sette giorni". Del luogo delle cremazioni, sito nel nord-est di Rangoon, hanno parlato numerosi residenti, testimoni dei "fuochi": a insospettirli, il continuo via vai notturno di camion militari e il fumo proveniente dagli edifici. Secondo la popolazione locale, le cremazioni sarebbero cominciate la notte del 28 settembre: solo ventiquattr'ore dopo l'apertura del fuoco contro i manifestanti da parte della giunta militare. Le cremazioni sarebbero poi continuate ad intervalli regolari. Ad oggi, i taxi si rifiutano di portare stranieri nell'area.

La giunta militare, intanto, ostenta sicurezza. Ieri hanno annunciato di aver confiscato armi nei monasteri, ma sono ormai in pochi a sfidare la repressione per strade: le misure di sicurezza, nell'ex capitale Rangoon, sono state fortemente ridimensionate. In un clima di maggiore tranquillità, la giunta può procedere tranquillamente con interrogatori e arresti: secondo fonti birmane, ieri sarebbero stati arrestati 78 sospetti, mentre oltre mille sarebbero stati rilasciati da parte delle autorità. La gente ha paura, e non lo nasconde più: mentre internet resta ancora isolato, sfidare la giunta significa ormai andare incontro alla morte o a una lunghissima detenzione.

Una calma apparente che fa a pugni con le dichiarazioni dei leader della protesta. Ancora venerdì e sabato, erano in molti a proclamare una lotta "fino alla morte" contro il regime. Gli stessi leader che hanno poi attaccato senza mezzi termini l'Onu e il suo inviato Gambari, colpevoli a loro dire di eccessiva accondiscendenza nei confronti di Than Shwe e dei militari al potere. "Ci avevamo sperato molto", ha dichiarato un'attivista riferendosi alla visita dell'inviato nigeriano, "e quello che sentiamo è che non sia servito a nulla. Avrebbe dovuto visitare i luoghi della dimostrazione – come Pakkoku e Shwedagon Pagoda. Avrebbe dovuto visitare la prigione Insein, così avrebbe visto la verità", ha continuato, per poi rispondersi sconsolata che "abbiamo fatto molti sacrifici e molte persone sono state uccise, e non è giusto per lui venire e vedere solo quello che la giunta vuole fargli vedere".

Sono in molti, effettivamente, a sottolineare come Gambari sia stato una sorta di "ostaggio" della giunta per ben quattro giorni: uniche concessioni, i due incontri con la leader dell'opposizione Aung San Suu Kyi. Che la missione sia stata un fallimento? Tornato al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, Gambari ha denunciato come un ritorno alla status quo precedente alle dimostrazioni sia "inaccettabile": il Consiglio ha stabilito che "è impossibile tornare alla situazione precedente: vi sono questioni socioeconomiche e politiche che vanno affrontate", rimanendo in attesa di "risposte concrete" da parte della giunta. La stessa giunta che, sedate le manifestazioni, schiaccia e brucia le prove della repressione. "Esiste un'apertura al dialogo, ma serve un vero dialogo che conduca ad una riconciliazione nazionale, un dialogo serio con un calendario", ha concluso Gambari: un dialogo, quello tra giunta e opposizione, frenato però da troppe condizioni inaccettabili. Altri hanno provato a parlare con Than Shwe: su tutti, l'ambasciatore americano Villarosa, che ha poi bollato l'incontro come "inutile".

 

 

 

Molte belle parole e molta solidarietà. Ma la sensazione è che dopo lo sgomento, l'irritazione e la vicinanza al popolo birmano, il mondo debba decidersi a fare un passo avanti: sanzioni ed embargo sono ormai una necessità impellente, purtroppo incompatibile con i tempi e i modi di queste Nazioni Unite.

 

 

 

 

 

 

AIUTIAMO BARBARA A DIFFONDERE QST.BATTAGLIA..

 
30 giugno

BASTA CON I "SCONTI" PER I PEDOFILI LEGGETE E DIFONDETE

 

Questo è un appello per tutti coloro che navigano in rete.

 

L’associazione per la Mobilitazione Sociale chiede ad ognuno di voi di non rimanere indifferenti e di unire le vostre voci con le nostre per dire BASTA!

Questo appello prende nuovamente spunto dalla cronaca mentre in tutto il mondo continua a dilagare il fenomeno della pedofilia culturale, persone che pretendono il diritto di avere relazioni sessuali con i bambini.

 

Sembra assurdo ma non lo è, soprattutto non lo è alla luce delle recenti sentenze anche italiane:

--   ad un pedofilo è stata ridotta la pena perché ha dichiarato di essere innamorato della sua vittima;

--   ad un altro perché anziano;

--   un altro è stato assolto perché sonnambulo;

--   ad un altro è stata ridotta la pena perché la ragazzina non era più vergine;

--   ad uno sono state riconosciute le attenuanti generiche perché aveva “chiare tendenze omosessuali”;

--   ad un altro invece è stata ridotta la pena perché abusando di un bambino non ha usato violenza fisica: come a dire “bambino ti voglio bene e per questo facciamo questi giochi erotici!”.

 

E che dire ancora?

- Pedofili in libertà per decorrenza dei termini di custodia cautelare, come se stessimo parlando di un ladruncolo!!!

- Pedofili condannati che però tornano a fare il loro mestiere, ad insegnare in scuole pubbliche, pagate con le nostre tasse.

- Pedofili difesi da avvocati pagati dall’8 per mille della chiesa che dovrebbe invece andare per aiutare i poveri!

 

In Inghilterra hanno deciso di rendere conoscibile il passato di educatori o insegnanti, in modo tale che i genitori possano essere informati su eventuali “ombre” del passato di una persona. In America addirittura esiste una mappatura dell’orco che permette di sapere quante persone condannate per reati a sfondo sessuale contro minori vivono nei propri paraggi!

Invece, qui in Italia siamo troppo garantisti, “guai a scagliare la prima pietra”! E intanto i pedofili abusano dei bambini, rovesciando su loro intere montagne!

 

BASTA!

 

Basta con i tempi lunghi dei processi che coinvoglono bambini!

Basta con la prescrizione dei reati: il pedofilo va fermato anche dopo 10 o 20 anni, e la vittima ha diritto ad essere risarcita!

Basta, a coloro che fanno dell’abuso sui bambini degli slogan elettorali: poi si dimenticano presto come sempre!

Basta a coloro che per spararla grossa invocano la castrazione chimica, non serve a nulla!

Basta con i processi in televisione e sui giornali.

 

Al vostro rappresentante politico chiedete con forza che la lotta alla pedofilia non sia solo strumentalizzazione per la propaganda politica. Dovrebbe essere scontato e prioritario la difesa dell’infanzia 365 giorni l’anno e non solo in campagna elettorale!

Chiediamo insieme atti concreti come più strutture per la presa in carico, più fondi per la formazione degli operatori socio-sanitari che lavorano con i bambini, introdurre delle norme più a misura di bambino e fare applicare seriamente quelle che esistono, abolire la prescrizione del reato!

 

Vi chiediamo di fare girare questo appello tra i vostri contatti, pubblicarlo sui vostri blog.

Se lo riterrete opportuno potrete venire sul nostro sito www.mobilitazionesociale.it e blog www.mobilitazionesociale.it/dblog per lasciare i vostri commenti e fare le vostre proposte. L’importante è mobilitarci insieme, non essere indifferenti ed aiutare le vittime ad uscire dal silenzio!

 

Grazie per il vostro sostegno e per essere dalla parte dei bambini!

 

AMS ONLUS

CHI TOCCA UN BAMBINO TOCCA TUTTI NOI!

 

www.mobilitazionesociale.it

6月27日

L'ULITMO GRANDE POLMONE(L'AMAZZONIA)

L'ultimo grande polmone della terra
AMAZZONIA


A caccia di legno illegale
La spedizione di Greenpeace nella foresta amazzonica



L'Amazzonia è qualcosa di più di un ecosistema, di una grande foresta, di un immenso paese da proteggere: l'Amazzonia è il nostro futuro.

Non più di un quinto delle foreste originarie del pianeta è rimasto intatto. La metà di ciò che resta è minacciata dalle attività minerarie, agricole e soprattutto dall'estrazione commerciale di legname. L'Amazzonia brasiliana è la più grande estensione al mondo di foresta primaria: 370 milioni di ettari, un terzo del totale di tutto il Pianeta. Non basterebbe un'intera biblioteca per descriverne le immense vastità, le meraviglie, i contrasti. Una grande parte del suo patrimonio ancora sconosciuta. Quello che possiamo fare è proteggere l'ultimo grande polmone del pianeta.

L'allarme di Greenpeace è perentorio: le multinazionali del legname stanno minacciando l'integrità di questa terra meravigliosa. Dopo aver esaurito le foreste del Sudest Asiatico e dell'Africa Centrale, le grandi compagnie asiatiche, nordamericane ed europee si stanno ora spostando sull'Amazzonia brasiliana, attratti dall'incredibile volume di legname presente in Amazzonia, circa 60 miliardi di m3.

Si tratta di compagnie dotate di grande potere economico, alcune delle quali con consolidata fama di abusi sociali e ambientali.

Aree di foresta di proprietà delle compagnie multinazionali nell'Amazzonia brasiliana
 

Compagnia brasiliana e nazionalità dei capitali Area forestale posseduta (ha) Località delle aree
Terra Resources Brazil Ltda3 (Nevada Manhattan) USA
750,000
Pará
Janus Brasil (Janus International) USA
647,000
Pará
Amaplac (WTK) Malaysia
313,798
Amazonas
Jaya Tiasa4 (Carolina, Selvaplac & Maginco) Malesia
269,789
Amazonas, Pará
Gethal (Westag & Getalit)5 Germania
151,704
Amazonas
Mil Madeireira (Precious Woods) Svizzera
80,573
Amazonas
Amacol USA
76,844
Pará
Eidai do Brasil (Eidai) Giappone
91,008
Amazonas, Pará
Totale
2,380,716
   

Fino ai primi anni '70, il 99 % della foresta amazzonica era ancora intatto. Alla metà degli anni '80 il 13,7 % era compromesso: in appena tre decenni, sono stati distrutti più di 55 milioni di ettari di foresta, lâequivalente di una regione vasta quanto la Francia.

Nel corso degli ultimi decenni la quota amazzonica nella produzione di legname del Brasile è salita dal 14 % all' 85 %, tanto che solo nel 1997 la regione ha fornito almeno 28 milioni di mq di legname. Fonti ufficiali ammettono che l'80 % di tale produzione è illegale. Ma anche l'estrazione considerata legale è altamente distruttiva: impiega tecnologie inadeguate così che due terzi del legname viene sprecato.
 

L'estensione dell'Amazzonia:
Ogni anno, in aree isolate e inaccessibili, l'industria del legname penetra nella foresta, devastandone aree immense che non compaiono nelle statistiche ufficiali. Tra l'agosto del 1997 e l'agosto del 1998 in Brasile, l'industria del legname ha spazzato via 1.683.000 ettari di foresta primaria amazzonica, preparando il terreno ad altre attività altrettanto distruttive quali l'allevamento e l'agricoltura attraverso lâapertura di nuove strade. Nel solo stato del Pará sono state aperte vie di comunicazione per 3.000 chilometri, benché fino ad oggi vi abbiano operato piccole e medie imprese dotate di mezzi ridotti.

Quanto più la zona di estrazione penetra in profondità nella foresta, tanto più si allentano i controlli da parte dell'agenzia ambientale brasiliana. In queste condizioni si diffondono pratiche illegali di sfruttamento forestale, il taglio di specie protette, l'invasione di terre abitate dalle popolazioni indigene.
 
 
 

Regione Foreste minacciate (%) Estrazione 

di legname

Miniere,

strade e infrastrutture

Deforestazione 

per agricoltura

Eccessiva rimozione di vegetazione Altro
Africa 77 79 12 17 8 41
Asia 60 50 10 20 9 24
N & C America 29 83 27 3 1 14
Sud America 54 69 53 32 14 5
Russia e Europa 19 86 51 4 29 18
Oceania 76 42 25 15 38 27
Globale 39 72 38 20 14 13

Fonte: WRI (1997). Nota: L'area totale minacciata può dare una somma superiore al 100% in quanto una stessa area può essere sottoposta a più rischi contemporaneamente.
 

Molto spesso, dopo il taglio degli alberi, la residua foresta è data alle fiamme e sulle sue ceneri vengono seminate piante erbacee a crescita rapida, la cui natura infestante impedisce la crescita di nuovi alberi. Ma anche i pascoli spesso durano poco: in breve tempo il sottilissimo manto fertile della foresta si consuma senza rigenerarsi e, priva della protezione dei rami, l'umidità viene asciugata dal sole lasciando spettrali distese di argilla rossiccia.

Uno scenario che rischia di diventare generalizzato. Fino ad oggi l'estrazione di legname è stata finalizzata prevalentemente al consumo interno brasiliano. Ma il mercato sta mutando. La crisi finanziaria asiatica ha accelerato lo spostamento delle grandi compagnie verso il Brasile e al tempo stesso la svalutazione della moneta brasiliana, il Real, ha reso economicamente competitivo il legname brasiliano sul mercato internazionale, tanto che si prevede un aumento del 20% dellâ esportazione.
 
 


 
 

In un decennio, 25 compagnie europee, asiatiche e statunitensi si sono insediate in Brasile, arrivando a gestire quasi la metà dell'esportazione di legname. Da sole, otto di queste compagnie possiedono un pezzo di foresta grande quanto il Belgio.

Solo una di esse opera sulla base di certificazione d'impatto ambientale (Forest stewardship Council - FSC) e solo un'altra ne ha fatto richiesta. Su 17 compagnie interpellate, 15 dichiarano di non avere alcun piano definito per ottenere tale certificazione.

Produzione e capacità stimata delle compagnie multinazionali nell'amazzonia brasiliana
Compagnia brasiliana e nazionalità dei capitali Estrazione nel
1997 (m3)
Capacità di sfruttamento stimata in (m3)
Jaya Tiasa (Carolina, Selvaplac & Maginco) Malesia
55,840
621,006-886,797
Eidai do Brasil (Eidai) Giappone
203,610
225,000 - 321,300
Gethal (Westag & Getalit) Germania
54,000 - 77,112
120,000 - 171,360
Amacol USA
Nd
90,000 - 144,000
Mil Madeireira (Precious Woods) Svizzera
33,695-44,375
60,000 - 70,000
Janus Brasil (Janus International) USA
Nd
48,000 - 76,800
Amaplac (WTK) Malesia
32,845
36,000 - 51,408
Terra Resources (Nevada Manhattan) USA
Nd
4,400
Totale
379,990 - 413,782
1,204,406 - 1,726,165

 

In ogni caso la sola capacità operativa delle multinazionali rappresenta un fattore di rischio. Basti pensare che una grande compagnia è in grado di produrre annualmente oltre150 mila m3 di legno lavorato, circa 30 volte la produzione di una compagnia locale di medie dimensioni.

Il pericolo di una deforestazione su larga scala rischia di distruggere specie animali e vegetali legate indissolubilmente alle condizioni ambientali e climatiche della foresta e le risorse culturali, medicinali e nutritive da cui dipendono i popoli indigeni e le popolazioni autoctone.

La foresta amazzonica è vitale per il ciclo delle piogge di tutta la regione, in quanto l'acqua è costantemente riciclata attraverso l'evaporazione e la pioggia. Il disboscamento ha già causato sensibili mutazioni nel microclima e esiste la possibilità che un suo aumento acceleri i mutamenti climatici su larga scala e il fenomeno del riscaldamento globale.

La foresta amazzonica è un tutt'uno con i popoli che la abitano. È grande e ospitale e, se non viene aggredita, permette una vita dignitosa a tutti i suoi abitanti. Per questo la difesa dell'Amazzonia è indissolubilmente legata ai grandi problemi sociali del Brasile, dalla riforma agraria, ai diritti delle nazioni indigene, a quelli delle comunità locali.

Greenpeace sta lavorando insieme alle comunità locali e ai piccoli raccoglitori di gomma naturale (i seringueiros) per preservare la foresta e proporre alternative alla sua distruzione.

Non esiste una soluzione unica, ma un insieme di strade da percorrere coinvolgendo più attori, nello sviluppo di attività compatibili, quali la raccolta di gomma naturale, di frutta selvatica e noci, di fibre, di miele, di piante medicinali. Potrebbe anche essere avviato

uno sfruttamento eco-compatibile del turismo e delle risorse ittiche e forestali.

Per questo è necessaria la creazione di una fitta rete di parchi naturali, a cui affiancare riserve esclusive in cui svolgere attività garantite da un monitoraggio costante degli standard di compatibilità ambientale. Questo potrebbe aprire la strada ad uno sviluppo armonico dell'Amazzonia, assicurando ai venti milioni di persone che la abitano la sussistenza e la continuità di cultura e tradizioni.
 

La foresta amazzonica
Solo 1/5 delle foreste primarie sopravvive
1/3 di esse si trova in Amazzonia
60% della foresta vergine amazzonica è ancora intatto.
La foresta più estesa:  La foresta amazzonica copre una superficie più estesa di tutta l'Europa Occidentale: 600 milioni di Kmq 
La più grande riserva d'acqua: 1/5 dell'acqua dolce del mondo scorre per i fiumi dell'Amazzonia. Il bacino amazzonico é la maggior riserva di acqua dolce del Pianeta
Il fiume più lungo:  Il Rio delle Amazzoni si snoda per 6.868 Km, la distanza tra New York e Berlino. Il punto più profondo del Rio delle Amazzoni raggiunge i 120 metri, sufficiente per affondarvi ben due torri di Pisa, una sull'altra.
La biodiversità più ricca:  Si incontrano più specie di piante in un ettaro di foresta amazzonica che in tutto il continente europeo
Più alberi:  In un unico ettaro si possono trovare oltre 200 specie di alberi e sono state contate oltre 72 specie diverse di formiche su un solo albero. 
Più pesci:  Nei fiumi che attraversano la foresta, nuotano pesci di un numero di specie oltre 30 volte maggiore che in tutti i corsi d'acqua d'Europa messi insieme.
Più grandi, più piccoli:  La diversità e i contrasti della vita amazzonica sono sensazionali: la victoria-regia è una ninfea il cui diametro arriva ai due metri. La foglia di Poligonacea coccoloba può essere più grande di un uomo (2,5 m di altezza e 1m di larghezza). Il ragno caranguejeira è più grosso di un telefono cellulare, mentre esiste un scimmia dal peso di 130 grammi e della dimensione di uno spazzolino da denti. 
La più misteriosa:  L'immensa quantità di specie animali e vegetali che vivono in Amazzonia è ancora in gran parte sconosciuta. Gli scienziati stimano che solo il 40% degli insetti presenti siano conosciuti. Fino ad oggi sono stati identificati oltre 30.000 tipi di piante, ma si sospetta che altre 20.000 siano ancora da scoprire. Nel corso degli anni '90, sono state scoperte tre nuove specie di scimmia, due di volatili e decine di specie di anfibi e pesci.
   

La foresta amazzonica è una delle ultime risorse naturali che siamo ancora in grado di proteggere, ma bisogna intervenire subito. Anche da questo dipenderà il nostro futuro.

Scarica il Cyberkit per essere attivo nella difesa dell'Amazzonia!

Informazioni sul legno certificato

 

 

 

 POSTATO  DA GOOGLE
  
 

I ROM E LA SITUAZIOEN IN CAMPANIA

Non coinvolgiamo i bambini...

Bambini Ponticelli"Io penso che noi napoletani abbiamo fatto bene a cacciarli via". "Per cacciarli via abbiamo dovuto incendiare i loro campi" Queste alcune frasi dai temi dei bambini di Napoli.

Che cosa stiamo insegnando ai nostri bambini? Abbiamo spesso criticato i Palestinesi perché gli si insegna l’odio verso gli israeliani. E noi cosa stiamo facendo? Cosa hanno fatto i genitori napoletani che hanno portato i loro figli ad incendiare i campi rom,  cosa fanno quei politici che dal megafono della televisione hanno parole di disprezzo e di odio ed equiparano gli immigrati e i rom soprattutto ai delinquenti, cosa fanno i giornali che buttano in prima pagine notizie che ancora non hanno verificato accusando e già condannato ancora prima che si sia avuto il tempo di appurare i fatti, che privilegiando le brutte notizie a quelle che invece sono segni di speranza? Che idea si potranno fare del mondo, del loro futuro. Che uomini gli insegniamo a diventare?

Bisognerebbe pensare prima a loro, quando si parla, ricordarci che ogni nostra parola entra nel loro cuore prima che nelle loro menti, che gli si fa del male non aiutandoli a credere negli altri e non insegnandogli la “pietas”, tenendoli lontani dai sentimenti della solidarietà, educandoli a vincere sempre sull’altro, a parlare solo con la voce dei grandi, togliendogli il gusto dell’incontro, della scoperta, dello stupore…

Don Tonino Palmese i bambini che hanno scritto quelle frasi li conosce uno ad uno. Li ha incontrati a scuola, più volte; ha parlato loro di vittime della mafia, di camorra e legalità. "È la criminalità - spiega ora ai ragazzini - ad aver pilotato la protesta contro i rom. A Ponticelli si sono scontrati due popoli: uno, quello dei rom, dove c'era qualche delinquente, un altro, quello degli abitanti della zona, dove c'erano molti delinquenti". 

Basta razzismo

RomUn gruppo di credenti che vivono nei campi sosta, operatori pastorali e amici di rom a sinti scrive sulla rivista Migranti Torino

Un episodio spettacolarizzato dai mass media, ma dai contorni ancora incerti - una ragazza rom di 16 anni accusata di aver tentato di portar via, in una situazione inverosimile, una bambina - ha scatenato una reazione furibonda e violenta, un grande e diffuso pogrom, non solo a Napoli ma in tutta Italia, nei confronti di rom e sinti.
Di fronte a questo fatto e al clima pesante che si è innescato in questi giorni sulla “sicurezza”, ci preme fare alcune considerazioni:
* Lo svolgimento dei fatti non è ancora chiaro, ma il giudizio sembra essere già stato emesso e la sentenza è stata già eseguita, indiscriminatamente, contro tutti i rom e i sinti. Eppure, dati alla mano, a cominciare da quelli forniti delle forze dell’ordine e dal Ministero degli Interni, nessuna delle numerose e ripetute accuse abituali rivolte a rom e sinti, in questi ultimi decenni, quando sparisce un bambino, ha trovato un riscontro oggettivo; le indagini hanno sempre smentito che siano stati loro, anche se nessuno poi ha detto e scritto che i sospetti e le accuse iniziali erano ingiusti e falsi. Non è nei costumi dei rom e dei sinti portare via i bambini a nessuno e l’episodio di Napoli, che sembra smentire questa affermazione, in realtà corrisponde a uno stereotipo che viene abitualmente utilizzato per criminalizzare rom e sinti e che si è rivelato sempre falso. (…)

Presto uscirà una ricerca dell’Università di Verona, ricerca voluta, sollecitata, sostenuta e finanziata dalla Fondazione Migrantes della Cei, che partendo dal pregiudizio che “gli zingari rubano i bambini”, ha voluto analizzare scientificamente tutti i casi di denuncia nei confronti di rom come presunti responsabili di questo reato.
In questo modo, si è potuto accertare che, negli ultimi vent’anni, non c’è stato neanche un caso di bambini che siano stati rapiti da rom o sinti, a fronte di centinaia di casi di loro figli portati via con estrema facilità, superficialità e spietatezza dai Servizi sociali, per affidarli, per lunghi periodi e più spesso in modo definitivo, a istituti e a famiglie del tutto ignari della loro cultura, col risultato di creare dei bambini e, poi, degli adulti traumatizzati e disadattati, non più rom, ma impossibilitati a diventare come noi. Non si vuole prendere in considerazione che anche i bambini rom siano affezionati ai loro genitori e questi a loro e che la separazione temporanea o definitiva che sia, rappresenti anche per loro e non solo per i sedentari, una sofferenza indicibile e di difficile superamento, dato che non hanno, per l’età, gli strumenti per metabolizzare questa perdita totale della propria famiglia. (...)

La Chiesa cattolica che nel 1965, attraverso Paolo VI, aveva dichiarato a rom e sinti “voi siete nel cuore della Chiesa”, con le parole di Giovanni Paolo II, durante il Giubileo del 2000, ha chiesto perdono di tanti suoi silenzi; non vogliamo sentirci ancora colpevoli e non vogliamo che ciò accada di nuovo oggi.
Abbiamo negli occhi roulottes bruciate e bambini che piangono e fuggono terrorizzati, ma di fronte a questo stato di cose vediamo solo molta indifferenza ecclesiale, il favore e la connivenza neanche troppo nascosti delle istituzioni, la mobilitazione e l’organizzazione del razzismo, le ronde, i progetti di legge e i provvedimenti speciali contro i rom e i sinti, ma anche contro i cosiddetti extracomunitari e uno scarso impegno della società civile per ricercare i colpevoli di queste violenze e per renderli innocui. Anche se, come credenti, pensiamo a un altro tribunale, più alto, a cui nessuno potrà sottrarsi, quando ci sarà detto: “avevo fame… avevo sete… ero straniero… nudo … malato… carcerato” e, ancora, ero rom, mendicante, senza lavoro, immigrato clandestino, barbone, lavavetri, ingiustamente sospettato e condannato, cacciato.

Ci auguriamo di poter sentire quanto prima da parte della Chiesa cattolica parole più coraggiose e più ispirate al Vangelo di Gesù, capaci di guidare e di scuotere le comunità cristiane e non solo, perché tutti ritroviamo quei sentieri che abbiamo smarrito, per costruire fraternità nella giustizia e nel rispetto delle vite dei poveri.

Delle riviste da consultare online e avere informazioni più dettagiate le trovate qui,  e qui.

nomadi02gg-785751L’Italia è sotto accusa nell'assemblea plenaria del Parlamento Ue tenuta ieri..
La maggioranza degli eurodeputati – riferisce La Repubblica - attaccano l'Italia e il governo. Mohacsi, rom di origine ungherese, accusa la maggioranza di "aver fatto dei rom il capro espiatorio della campagna elettorale" e il governo di essere "forte coi deboli e debole coi forti". Mohacsi semina il dubbio che il tentato sequestro della bambina di sei mesi "sia falso" e chiede che ci sia un'inchiesta seria "su chi ha incendiato i campi e chi incita all'odio razziale"
La replica finale del Commissario mette in guardia da "strumentalizzazioni" su questioni così "complesse". E ammonisce: "La storia europea ci insegna che razzismo e intolleranza portano alla catastrofe. Se non facciamo nostra la lezione della storia, siamo destinati a rivivere la stessa catastrofe".

E' da leggere la lettera che don Luigi Ciotti manda ad una donna rom.

In questi giorni di grandi mistificazioni, perse tra emergenze ed ondate, ci sono alcune realtà che troppo spesso rischiano di essere dimenticate, perchè nessuno dei masmedia dà un'informazione corretta.

Il giornale “meltingpot” dice che badanti, colf, braccianti dell’edilizia, ma anche magazzinieri, impiegati nel settore turistico, addetti alle pulizie sono spesso tutti con un lavoro ma molti, molto spesso, maledettamente senza permesso. Il cosiddetto “esercito dei clandestini” non è irregolare per scelta.
Forse non tutti lo sanno che chi ha un lavoro ed una casa non automaticamente potrà avere un permesso di soggiorno e spesso si presentano per essere regolarizzati.
“Devi attendere il decreto flussi” si dice.

In realtà, è risaputo, le quote del decreto flussi vengono per la quasi totalità destinate a richieste di datori di lavoro che, fingendo la chiamata di un cittadino extracomunitario dal paese d’origine, cercano di aggirare il problema e quindi provano a “regolarizzare” lo straniero “clandestino” già impiegato irregolarmente.
Non vi è altro modo di assumere regolarmente uno straniero e quindi, il “mercato degli irregolari” diventa la risorsa principale da cui attingere, senza contare la convenienza di molti nello sfruttare questa situazione di ricattabilità permanente.

Ma clandestini non si è per scelta, neppure quando il viaggio di arrivo è quello tragico e rischioso del mare (solo il 12% dei migranti irregolarmente soggiornanti entra in Italia attraversando il mediterraneo).
Eppure, ogni barcone avvistato è carico, si dice, di “clandestini”, senza contare che oltre il 90% degli esodanti del mare (è l’UNHCR a dirlo) è un legittimo beneficiario di protezione internazionale, un profugo o un perseguitato in fuga.

Soldini della Cgil dice:
"Se dovessi scommettere sul fallimento di Berlusconi e della Lega nell’obiettivo di chiudere le frontiere io mi giocherei tutto perché questo obiettivo è, oltre che sbagliato assolutamente impossibile. L’utilità, la strutturalità e l’inesorabilità del fenomeno migratorio sono inconfutabili, - spiega - per cui l’Immigrazione non si arresta, non si contrasta ma si deve governare".

"Si continua a dire espelliamo tutti i clandestini, verrebbe da rispondere fatelo!!" rilancia il sindacalista. Ma con quali risorse? “Per fare un’espulsione coatta si spenderebbero 10.000 euro, per farne 100.000 occorrerebbe 1 miliardo di euro quando in bilancio ce ne sono 140.000".  "In Italia - continua - ci sono più di un milione d’Immigrati irregolari,  in  Europa ce ne sono più di 8.000.000: pensare di espellere, deportare milioni di persone è una follia, forse solo un nuovo nazismo potrebbe immaginare un’impresa del genere".

Secondo Soldini sono quindi indispensabili dei "percorsi di regolarizzazione". Non una semplice sanatoria che prenda atto che tutte queste persone sono in Italia, "ma regolarizzazione del loro lavoro come unica soluzione, - conclude - non solo per sconfiggere la clandestinità, ma anche per rendere più legale e più sana la nostra economia e la nostra società".

6月2日

EHHHH!! RIECCOMI QUI CON LA MIA MISSIONE...CONTRO STO MONDO MARCIO...OGGI PER I GIOKI SPORKI

Giochi sporchi

20 Maggio 2008
Le console per videogiochi contengono sostanze e materiali pericolosi 
per la salute e per l'ambiente

Le console per videogiochi contengono sostanze e materiali pericolosi per la salute e per l'ambienteIngrandisci

Italia — Wii di Nintendo. PlayStation 3 Elite di Sony. Xbox 360 di Microsoft. Un nuovo rapporto di Greenpeace rivela che i tre grandi produttori mondiali di console per videogiochi continuano a utilizzare composti e materiali pericolosi nei loro prodotti. Le tre console sono risultate positive al test sulla presenza di PVC, ftalati, berillio e ritardanti di fiamma a base di bromo. Online il sito "La battaglia dei videogiochi" per spingere l'industria delle console a diventare più verde.

Xbox 360 e PS3 contengono livelli molto alti di ftalati, sostanze tossiche usate per rendere flessibile il PVC e proibite in giocattoli e articoli per bambini venduti nell'Ue. Uno di questi ftalati - il DEPH (ftalato di bis (2-etilesile) - è classificato come tossico per la riproduzione, data la capacità di interferire nello sviluppo sessuale dei mammiferi, in particolare maschi. L'altro ftalato identificato nella XBox 360 - il DiNP (ftalato di diisononile) - è vietato solo nei giocattoli e articoli per bambini destinati a essere introdotti in bocca. Il bromo è stato trovato in tutti i campioni, con le concentrazioni più alte nella Playstation PS3 (13,8% del peso) e Wii (12,5% del peso).

Allo stesso tempo le analisi del rapporto "Giochi sporchi" hanno mostrato l'impegno da parte dei produttori di evitare o ridurre l'impiego di specifiche sostanze pericolose in alcuni materiali delle console. Nel caso di Nintendo, per esempio, le leghe di berillio non sono state identificate nei contatti elettrici di Wii ed è stato osservato un uso limitato di PVC e ftalati. La Playstation PS3 di Sony, invece, contiene circuiti stampati "privi di bromo" e la XBox 360 di Microsoft impiega, rispetto alle concorrenti, meno ritardanti di fiamma nelle custodie.

Il rapporto "Giochi sporchi" dimostra chiaramente che è possibile fabbricare una console più verde. I produttori dovrebbero solo sbirciare nella "console concorrente" per scoprire come sostituire i loro componenti pericolosi con materiali più sicuri.

Con l'Eco-guida ai prodotti elettronici aggiornata ogni tre mesi Greenpeace sta facendo una forte pressione sull'industria elettronica. Da quando l'Eco-guida è stata pubblicata per la prima volta ad agosto 2006 molte multinazionali si sono attivate per eliminare le sostanze pericolose nelle loro filiere produttive e assumersi la responsabilità di gestire i rifiuti prodotti. Ma un prodotto elettronico che rispetti tutti i criteri ambientali ancora non esiste sul mercato.

Le console per videogiochi rappresentano, oggi, il settore più in crescita nell'industria elettronica, con oltre 60 milioni di unità vendute nel 2006. Secondo Aesvi (Associazione editori software videoludico italiana) in Italia, nel 2007 sono state vendute 5 console al minuto per un totale di circa 2.380.000 piattaforme dedicate, con un incremento del 48 per cento.

Più console, più rifiuti hi-tech. Le console, infatti, non solo contengono sostanze nocive ma contribuiscono anche alle montagne di rifiuti elettronici, un flusso che sta crescendo a ritmi elevatissimi e il cui smaltimento o recupero - molto spesso illegale - mette a rischio l'ambiente e i lavoratori.

5月31日

A TUTTI GLI INTERESSATI

MI RIVOLGO A TUTTI GLI INTERESSATI DEI PAESI  ,,,DI MARANO KIAIANO MUGNANO VILLARICCA CALVIZZANO GIUGLIANO E DINTORNI DELLA PROVINCIA DI NAPOLI....................RIBELLIAMOCI ALL'ATTUAZIONE DELLE DISCARIKE NEI NS COMUNI ...E SOLO UN PROBLEMA IN PIU ALLA NS SALUTE GIA INFETTA DA TANTI MALI.......SIA FISICI KE MENTALI.......GIA PER SE IL NS FUTURO LAVORATIVO E INCERTO....ADESSO DOBBIAMO PREOKKUPARCI ANCHE DEI RIFIUTI............................ANCHE SE AVREMMO DOVUTO PENSARCI GIA TEMPO FA....MA COME SEMMPRE NOI NAPOLETANI SIAMO UN POPOLO DI  !!!!!!!!!!! MA KE FA!!!!!!!!!! PO ESSERE MAI!!!!!!!!!!! E INVECE E !!!! ADESSO CE IL PROBLEMA E VORREMMO  SCOMPARISSE MA NN SI PUO ...................SI PUO SOLO LOTTARE PER MIGLIORARE STA SITUAZIONE DI MMMMMMMMMMMMMM.....I PIU ANZIANI DI NOI NN CI INSEGNANO NIENTE...COME DICO IO SE UNO PIU ANZIANO  NN CI INSEGNA COME POTREMMO MAI ESSERE MIGLIORI NOI GIOVANI...I NS GENITORI NN HANNO VEGLIATO SU QUESTA COSA.....................CHE POI E COSI NDIFFICILE PENSARE....!!!!!!!!!!!!! MA STI RIFIUTI KE FIN FANN!!!!!!!! NESSUNO SI E PREOKKUPATO MAI..E MO CE IL PROBLEMA E CE LO TENIAMO E LOTTIAMO SOL PER CERCARE DI TROVARE UNA SOLUZIONE..................ANCHE SE LA MIGLIORE ORMAI A QUESTO PUNTO SONO SOLO DEGLI INCENERITORI PERCHE IL GROSSO CE.....E DOBBIAMO FARLO SCOMPARIRE ...MA NO SOTTO  TERRA MA SCOMPARIRE INCENERIRE PERCHE IL RUìIFIUTO URBANO E UNA COSA KE SI AKKUMULA COL TEMPO......E SE ADESSO TROVIAMO UN BUCO UNA CAVA DOMANI CHE FACCIAMO NE TROVIAMO UN ALTRO...E NO!!!!!!!!!!!!! RAGAZZI ORMAI SIAMO GRANDI E DOBBIAMO LOTTARE  PER  CERCARE DI TROVARE UNA SOLUZIONE CONCRETA A QUESTA CATASTROFE......PER  NOI    PER I NS FIGLI E PER LE GENERAZIO NI FUTURE.................BASTA CON IL.......( MA KE FA)  PO VERIMM'!!!    PENSARE KE  OGGI SI LOTTA PER FARE LAM GUERRA TRA PERSONE E STATO ..................HAHAAHHA INCREDIBILE MA PIU DI  UTTTO ..............M A R C I O......E TUTTO MARCIO ANCHE IL PENSIERO KONCRETO DI DIBATTERE.....PER UN PROBLEMA .................MA NN TUTTI SIAMO UGUALI ........LO SO MOLTI NN SARANNO DACCORDO CON ME  PER GLI INCENERITORI !!!!!!!!!!MA ALMENO COSI NN AVREMO PIU IL PROBLEMA  DELL'IMMONDIZIA KE PIUZZA KE VIENE APPICATA COL FUOCO ...........E KE INQUINA L'ARIA LO STESSO......................E NN SOLO ROVINA LA NS IMMAGINE NEL MONDO L'IMMAGGINE DI NAPOLI UN ADELLE PIU BELLE CITTA DEL MONDO..........PERCIO RAGAZZI   AVANZIAMO CON DEMOCRAZIA E GIUSTO MODO SENZA SCONTRI....NN SERVE TANTO LO STATO FARA CIO KE VUOLE...................FIDATEVI E NU FESS! HAHAH   AMMIRO TUTTI I RAGAZZI KE VEDO AI PRESIDI SE FOSSERO TUTTI KM ME   LI NN CI SAREBBE NESSUNO  MA NN PERCHE HO PAURA...ANZI KI MI KONOSCE SA KOME SONO...........IO LOTTEREI DEMOCRATIKAMENTE POM SE CI VONN  VE DAMM!!!!!!!!!!!!!!.......PERCIO VI PREGO DI ADARE TRANQUILLI E DI NN AVERE SCONTRI PERCHE LO STATO STA A GGUERRITO E NN FA SCONTI PERCIO CERCATE DI NN ESSERE VIOLENTI................VI STIMO IL VOSTRO AMICO GIUSEPPE..
...................
5月26日

FERMIAMO LA STRAGE DEI CUCCIOLI DI FOCA!!!!!!

Bisogna intervenire per fermare il massacro, esternare al Governo canadese lo sdegno per la strage autorizzata: inviate mail di protesta!!!
Cuccioli arpionati davanti alle mamme, che spesso muoiono nel tentativo di salvare i loro piccoli. Animali fatti morire dissanguati per non rovinare la pregiata pelle. Continua in Canada la strage delle foche. Contro la trasformazione delle coste canadesi in un immenso mattatoio a cielo aperto, sono partite diverse petizioni on line per chiedere al Primo ministro canadese di non autorizzare la ripresa della caccia, prevista per marzo.
L'anno scorso, il Governo ha autorizzato l'uccisione di quasi un milione di foche entro il 2005. Gli animali vengono arpionati, spellati vivi e poi fatti morire dissanguati. I cacciatori catturano soprattutto i cuccioli, la cui pelle è considerata più pregiata.
Bisogna intervenire per fermare il massacro, esternare al Governo canadese lo sdegno per la strage autorizzata: inviate mail di protesta (nel seguito due esempi) al primo ministro canadese, all'indirizzo mail pm@pm.gc.cae all'ambasciata del Canada in Italia, agli indirizzi rome@dfait-maeci.gc.cae elisabetta.cugia@dfait-maeci.gc.cae, in copia, alla nostra sede centrale, all'indirizzo ufficiostampa@enpa.it, che sta organizzando una serie di iniziative per fermare la mattanza dei cuccioli di foca.
..INVIAMO EMEIL....PER CONTRIBUIRE A FERMARE LA STRAGE..ufficiostampa@enpa.it